Il Giornale

From the May 14th Il Giornale as reported by Lorenzo Scandroglio (again, translatable through Google):
Neil Gaiman, inglese trapiantato negli States che sarà ospite nei prossimi giorni alla Fiera del Libro di Torino, in Italia era noto fino a non molto tempo fa soprattutto come un grande sceneggiatore di fumetti. La sua creatura, Sandman, da cui prende nome una serie di cult comics molto apprezzata ed esportata in una ventina di Paesi, ha mostrato di avere il carattere e le caratteristiche per fare breccia nel grande pubblico pur senza scendere a compromessi con il trash. Illustrato da Dave Mc Kean, Sandman non ha nulla a che vedere con il fumetto classico a cui siamo abituati, all’Uomo Ragno tanto per dirne uno, perché non ci sono superpoteri, non ci sono nemici da sconfiggere, non viene inscenata l’eterna lotta tra il bene e il male. «Qui – ha notato lo stesso Gaiman – si parla di Vita e di Dolore e di Morte e di come queste cose siano assolutamente quotidiane per noi». Il tutto senza che mai sia possibile trarne una «morale della favola». Sandman è una saga epica che mescola mitologia, storia, religione e cultura pop. Una serie che, non a caso, ha ricevuto i più prestigiosi riconoscimenti internazionali del settore.

Ora di Gaiman, che in verità non ha mai smesso di lavorare su romanzi e racconti per lo più ascrivibili al genere del fantasy benché tale classificazione sia inadeguata a esprimere la portata autentica della sua opera, e di cui in Italia erano già usciti alcuni lavori fra i quali ricordiamo, nel 1996, Nessun dove (ne «I tascabili dell’immaginario» di Fanucci Editore, romanzo ambientato in una sorta di rovescio underground di Londra popolato di mostri e di santi, di assassini e di angeli, di cavalieri in armatura e pallide ragazze in velluto nero) e l’anno scorso American Gods (nella mondadoriana collana Strade Blu, ora ristampato nella Piccola Biblioteca degli Oscar Mondadori, un romanzo fantascientifico in cui diverse generazioni di dei, antiche e moderne, si contendono il potere mescolandosi a situazioni di vita quotidiana, assolutamente realistiche, dell’America di oggi), è arrivato un altro geniale prodotto della sua fervida fantasia: si tratta di Coraline (Mondadori, pagg. 183, euro 14,80), sorta di favola nera per bambini e per grandi-bambini che, a nostro avviso, si colloca all’apogeo, per qualità, inventiva, intelligenza, della produzione di Neil Gaiman. Come l’Alice di Lewis Carroll però, Coraline non può non incantare anche gli adulti.

Già, perché in Coraline (che è poi il nome della protagonista, una bambina dei nostri giorni che, all’improvviso, si ritrova a vivere un’esperienza da fiaba) si intrecciano le componenti fondamentali dell’estetica di Neil Gaiman fatta di suggestioni shakespeariane (che, in questo caso, ricorrono nelle citazioni da Romeo and Juliet e Macbeth), suspense noir, il tema del mondo parallelo che scandaglia gli abissi più fascinosi della psicologia del profondo. Il tutto con un linguaggio che, in questo caso, si adatta perfettamente alle dinamiche della comunicazione infantile, con le sue domande e la sua logica insieme semplice e disarmante, persino memorabile a tratti (dice Coraline una volta: «Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore. E poi che succederebbe?»).

La trama, in sintesi è la seguente: nella casa dove Coraline si è appena trasferita a vivere con i genitori, che una volta era mono famigliare e poi è stata divisa in appartamenti, ci sono tredici porte normali, che mettono in comunicazione le varie parti dell’abitazione, ed una che presenta un muro di mattoni dietro il quale c’è (dovrebbe esserci) un altro appartamento «ancora libero, ancora in vendita». Sotto abitano Miss Forcible e Miss Spink, due anziane zitelle con trascorsi da attrici di teatro. Sopra, nel sottotetto, c’è un vecchio pazzo con enormi baffi che afferma di allevare un circo di topi che però nessuno ha mai visto. Coraline, che i vicini chiamano erroneamente Caroline, non ha ancora ripreso la scuola e coltiva la sua vocazione di esploratrice. Esplora fino agli estremi limiti del suo mondo: il campo da tennis abbandonato in fondo al giardino, un roseto, un pozzo pericoloso. Ma è la quattordicesima porta a riservare le sorprese più insospettabili. Un giorno Coraline, spinta dalla curiosità, la apre e scopre che il muro è scomparso. C’è un corridoio con la moquette uguale a quella di casa loro. Lo percorre e si accorge che anche il quadro alla parete è identico a quello appeso nell’ingresso di casa loro. Il corridoio immette in un appartamento (apparentemente) identico a quello di casa loro. Tutto è (sembra) più interessante. A un certo punto Coraline viene chiamata da una voce che assomiglia a quella di sua madre. Si gira e vede una donna molto simile sua madre. È “l’altra madre”. Ma quando si avvicina si accorge che al posto degli occhi ha due grossi bottoni neri. Coraline è scivolata in un mondo parallelo, seduttivo all’apparenza, ma tremendo. E l’avventura, per tornare nello spazio e nel tempo reali, sarà più difficile di quanto non si possa immaginare.

Una storia breve ma intensa come un sogno, che lascia comunque la sensazione di aver viaggiato a lungo. Anche se l’abbiamo fatto tutto d’un fiato.